Leggenda di Membrino da Castelfiorentino

La Valdelsa, zona della Toscana tra Firenze e Siena, è meno conosciuta della limitrofa zona del Chianti, ma è comunque una terra ricca non solo di stupendi paesaggi, ma anche di bellissimi borghi medievali, che ne rivelano la sua importanza nella storia. Come in ogni località di antiche origini, tante sono le curiosità e le leggende che si nascondono nel passato, tutte storie da scoprire in una vacanza culturale durante un soggiorno in Toscana.

Una di queste è la leggenda di Membrino, un ragazzino che abitava nel XVI secolo a Castelfiorentino, località vicina alle più famose Certaldo e San Gimignano. Arrivato nel paese non si sa come e non si sa quando, il ragazzo non aveva i genitori e viveva come poteva, ospite di una signora che se lo era preso in casa mossa da pietà e carità cristiana.

La storia

In quel tempo Castelfiorentino era una cittadina d’importanza strategica per Firenze, trovandosi proprio al confine con la città nemica di Siena.

Durante il passaggio dell’esercito fiorentino in marcia verso Volterra, con a capo l’impavido condottiero Francesco Ferrucci, i cittadini di Castelfiorentino, presi dal panico, avevano deciso di non aprire le porte della città alle truppe fiorentine: anche la volta precedente, con la complicità di alcuni soldati spagnoli presenti nell’abitato, si erano opposti nel dar loro ospitalità, ma erano poi stati brutalmente saccheggiati. Inoltre i Pucci, gli allora signori del Castello d’Oliveto, grande tenuta nei pressi della cittadina, mal vedevano l’amministrazione di Firenze che operava palesemente contro il Papa e la Chiesa, e avevano lasciato ad intendere che chiunque li avesse aiutati in qualche modo, non avrebbe più lavorato da loro… e sì che a Castelfiorentino ci lavoravano in tanti.

Tra le grida che giungevano dall’esterno del condottiero, offeso dal rifiuto ad aprirgli le porte, che minacciava di radere al suolo la cittadina, e l’impietrita indecisione sul da farsi dei castellani, si fece avanti Membrino, che si offrì di andare a parlare con il Ferrucci per convincerlo che la popolazione non gli era per nulla ostile, ma aveva reagito così semplicemente per paura. Il ragazzino si fece dare le chiavi delle porte della città e, sventolando un lenzuolo bianco in segno di resa, uscì dalle mura. Ferrucci lo ascoltò ma soprattutto apprezzò il coraggio dell’adolescente, tanto da nominarlo tamburino del suo esercito e portarlo con sé in tutte le sue future campagne.

Membrino divenne così un soldatino, ma soprattutto salvò Castelfiorentino da un triste destino. I suoi concittadini decisero quindi di rendere omaggio al suo valore e al suo coraggio, dedicandogli un ritratto a cavallo che ancora oggi svetta sulla campana dell’orologio del Palazzo Comunale di Castelfiorentino.

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