Da vecchio Mulino a Moderno Hotel.

Nel suggestivo paesaggio toscano in un antico mulino sul fiume Elsa abbiamo realizzato l’Hotel Certaldo il luogo ideale per le vacanze e i soggiorni di lavoro.

Sull’isola delimitata dal fiume potrete divertirvi nel verde del campo da golf, immergervi nel blu della piscina o semplicemente godervi la natura.

All’interno un perfetto connubio tra passato e presente per offrirvi il massimo confort in un’atmosfera magica, come la moderna sala meeting in uno spledido salone del ‘500 e le 30 camere pensate con cinque diverse tipologie per offrire un servizio unico e su misura per voi.

…per cominciare un pò di storia

Il fiume Elsa con i suoi 63 km di percorso ha costituito nei secoli passati un territorio dove si sono incontrate e scontrate forze politiche ed economiche come
la Repubblica di Pisa, di Siena e di Firenze.

Quando il regime mediceo conquistò
la Valdelsa si trovò di fronte ad una situazione consolidata da tempo.

Gli studi finora compiuti ci confermano l’impressione di un territorio stabile politicamente, molto civile e senza connessioni patologiche.

Lo studio degli opifici andanti ad acqua (mulini e gualchiere ) può rappresentare un interessante punto di osservazione per il sapere e la tecnologia connessa che si sono moltiplicate nei secoli.

Il fiume Elsa ha ospitato fin dal medioevo numerosi impianti molitori lungo il suo corso di cui oggi restano numerose testimonianze, per citarne alcune basta ricordare: San Galgano, Certaldo, Molin Nuovo.

I documenti ci attestano, che almeno in due occasioni, nel 1313 all’arrivo delle truppe imperiali di Arrigo VII e nel 1529 durante la guerra per il ristabilimento della signoria dei Medici, i mulini Valdelsani furono oggetto di distruzione parziale a causa delle contingenze belliche, con l’obbiettivo di rendere inutilizzabili al nemico queste importanti fonti di approvvigionamento alimentare.

Per venire al caso specifico di nostro interesse, possiamo affermare che le prime notizie, oggi conosciute sul mulino di Certaldo, sito in località “
La Steccaia”(toponimo di per sé indicativo)risalgono al 1500.

Intorno al 1570 il mulino entra a far parte della fattoria “Il Pino” ceduta dal granduca Francesco I dei Medici all’ordine nobiliare dei Cavalieri di Santo Stefano di Pisa.

La fattoria, estesa per circa settanta ettari faceva parte dei beni della famiglia fiorentina dei Cavalcanti, confiscati dal padre di Francesco, Cosimo I dei Medici dopo l’ascesa al poter nel 1537.

La fattoria era dotata di tre frantoi e di due mulini, uno detto di Certaldo situato nel fiume Elsa dotato di cinque palmenti e, l’altro a due palmenti situato nel popolo di Santa Maria Novella.

Il palmento è la macina mediante la quale si macinano i chicchi di grano e le fonti storiche sono molto precise nel descrivere i palmenti dei mulini perché è in base a questi che veniva fissata un’apposita tassa.

I mulini costituivano per lo stato una cospicua fonte di entrata, per cui massima attenzione veniva dedicata soprattutto alla manutenzione di quelle parti soggette ad usura: in primo luogo l’impianto che forniva l’acqua al palmento, vale a dire la gora, la steccaia, le condutture e il ritrecine.

Un recente studio di Sergio Mazzoni ha fatto luce su una serie di interventi di manutenzione attuati dall’ordine di Santo Stefano negli anni sessanta del 1600.

Un impianto molitorio di acqua forniva poi un ulteriore cespite di introito fiscale dall’esercizio della pesca nei pressi della steccaia o della pescaia.

Il mulino di Certaldo è riportato espressamente nel bando del 1612 dove si vieta la pesca: … “La steccaia del mulino di Certaldo, …e di sotto e di sopra per braccia 200 per servizio della sacra Religione e di Santo Stefano…”

Nel 1746, il mulino, fu concesso in affitto insieme a tutti i beni fondiari di campagna dell’ordine di Santo Stefano e nel 1776 era tenuto da Iacopo Landi, colui cui è intestato tutt’oggi il mulino sulla cartografia ufficiale dell’I.G.M.

Sul finire del secolo XIX subì sostanziali modifiche, di cui resta una cospicua mole di documenti nell’archivio di Certaldo, modifiche non solamente estetiche – grazie alle quali assume quella fisionomia che oggi conosciamo soprattutto nella parte inferiore – ma anche funzionali.

Oltre che mulino diventò anche un opificio che produceva energia elettrica e così resta fino alla seconda guerra mondiale, quando subì gravi danni causati dalle truppe tedesche in ritirata.

Infine negli anni della ricostruzione gli ultimi interventi edificatori nell’area portano alla costruzione prima e la modifica dopo di quello che viene definito “molino nuovo” e infine la sopraelevazione del “molino vecchio”.

Ricavato dalle seguenti fonti:

- “Archeologia industriale in Valdelsa” di Paolo Gennai.

- “Un episodio di storia Valdelsana” di Sergio Mazzoni.